Cara amicizia,

il tempo è un galantuomo spietato. Non ha fretta, non cerca il consenso immediato, non partecipa alle dispute effimere della folla, ma procede inesorabile con il passo pesante della verità. Quando gli eventi della storia si allineano sul tavolo della realtà, le chiacchiere evaporano all’istante, lasciando spazio soltanto a ciò che è stato compreso con largo anticipo e a ciò che, per pigrizia o cecità, si è voluto ostinatamente ignorare.
Molti anni fa, quando il mondo sembrava ancora cullarsi in una placida e artificiale anestesia, Hermes Veneziano tracciava già con precisione millimetrica le linee di faglia del nostro presente. Erano anni in cui il coro generale recitava un copione del tutto diverso. Da una parte, l’opinione comune celebrava i fasti di una globalizzazione presentata come eterna e pacificatrice; dall’altra, nei meandri oscuri e marginali della rete, proliferavano teorie consolatorie, favole new age e una narrazione zuccherosa che prometteva un miracoloso salto quantico collettivo, fatto di pura energia benefica e amore universale calato dal cielo senza alcuno sforzo cosciente.
In quegli stessi giorni, Hermes parlava una lingua radicalmente diversa, cruda e rigorosa. Spiegava, con la lucidità di chi sa leggere i registri invisibili della geopolitica e dell’intelligence, che la rotta era già stata tracciata verso lo scontro frontale: il destino inevitabile era la guerra con la Russia. E tra i tanti tasselli di quel mosaico operativo, indicava un segnale apparentemente periferico ma profondamente simbolico, un vero e proprio avamposto strategico dei servizi e crocevia di equilibri sotterranei: la caduta e la chiusura del Casinò di Campione d’Italia.
All’epoca, molti detrattori rimasero aggrappati al proprio perbenismo di facciata o alle loro illusioni misticheggianti. Accoglievano quelle parole con il ghigno arrogante di chi non comprende e, proprio per questo, deride. Si rifugiavano nella beffa, convinti che le previsioni di Hermes fossero eccessive, distopiche, figlie di una visione troppo cupa della realtà. Mentre costoro attendevano comodamente seduti la grande trasformazione eterica e il trionfo automatico del bene, la macchina del potere reale continuava a forgiare le catene del mondo materiale.
Oggi, a distanza di anni, la domanda sorge spontanea e pesa come un macigno: dove sono finiti quei detrattori?
Dove sono coloro che deridevano l’analisi geopolitica e strategica, preferendo cullarsi nei sogni a occhi aperti di una fratellanza a basso costo? Sono scomparsi nel nulla, inghiottiti dal silenzio imbarazzato di chi è stato smentito dai fatti, oppure si sono frettolosamente riciclati, tentando di salire sul carro dell’evidenza solo dopo che l’evidenza ha bussato con violenza alla loro porta.
La realtà odierna parla da sola. Lo scenario prefigurato da Hermes si è manifestato punto per punto, senza sconti e senza deviazioni. Lo scontro allargato e devastante è sotto gli occhi di tutti, le tensioni internazionali ridisegnano le mappe del commercio e della vita quotidiana, e persino i dettagli operativi legati a quegli avamposti di frontiera hanno rivelato la loro natura profonda. I segnali premonitori, un tempo liquidati come fantasie, si sono rivelati le fondamenta stesse della crisi attuale.
E cosa assistiamo oggi, quando accendiamo lo schermo televisivo o sfogliamo le rassegne stampa ufficiali? Nei salotti dorati dei talk show, nei programmi di approfondimento del pensiero unico e tra le colonne delle testate di regime, compaiono quotidianamente schiere di commentatori incravattati ed esperti dell’ultim’ora. Con un tono grave e la presunzione di chi annuncia verità mai sentite prima, questi megafoni istituzionali non fanno altro che ripetere, scimmiottare e copiare esattamente le riflessioni, i meccanismi e le dinamiche che Hermes spiegava con limpidezza adamantina molti anni addietro.
Ciò che un tempo veniva catalogato come eresia o follia visionaria è diventato oggi il copione obbligato del dibattito mediatico. Solo che coloro che parlano adesso lo fanno in ritardo colpevole, privi di reale comprensione sistemica e con l’unico scopo di gestire la narrazione e contenere il panico della popolazione. Si appropriano di concetti che non appartengono loro, masticandoli male e riducendoli a slogan propagandistici per giustificare sacrifici, restrizioni e rinunce continue.
Nel frattempo, il costo di questa prolungata miopia viene scaricato interamente sulle spalle della gente comune. Il carburante continua a salire vertiginosamente, trasformando il semplice spostarsi o il lavorare in un lusso insostenibile. Il carrello della spesa è diventato un campo minato, le bollette soffocano le famiglie, le piccole e medie imprese sono strozzate da una morsa monetaria e fiscale che non lascia scampo. Il naufragio economico non è un incidente di percorso: è la conseguenza logica, matematica e strutturale di scelte preparate da decenni nelle stanze dei bottoni.
La vera differenza tra l’autentica visione e l’illusione sta proprio qui. Chi si nutriva di narrazioni consolatorie si trova oggi disarmato, tramortito dagli eventi e in totale balia delle decisioni altrui. Chi invece ha avuto il coraggio di ascoltare e di comprendere gli avvertimenti di Hermes ha potuto guardare la tempesta negli occhi senza farsi travolgere, preparandosi per tempo a difendere la propria sovranità, materiale e spirituale.
Comprendere come funziona il potere reale non è un esercizio teorico o un passatempo intellettuale: è un dovere di autodifesa. Quando un autore traccia la rotta con tanta precisione, non lo fa per ricevere gli applausi della folla, ma per offrire una bussola a chi ha ancora occhi per vedere e orecchie per intendere. Coloro che hanno preferito ridere e attendere soluzioni miracolose oggi si trovano a fare i conti con un presente aspro e implacabile; coloro che hanno cercato la comprensione profonda hanno compreso che la salvezza si costruisce sulla consapevolezza, sulla lucidità e sulla capacità di agire fuori dagli schemi imposti.
I nodi sono venuti al pettine. Il velo dell’ipocrisia è caduto, e il disegno che Hermes aveva svelato quando tutto taceva è ormai la cronaca del nostro tempo. Sta a ciascuno di noi decidere se continuare a farsi imboccare dalle narrazioni tardive di chi ha sempre mentito, o se riconoscere finalmente le voci autentiche che, sole nel deserto, avevano già indicato la via prima che il buio calasse del tutto.
Ilde Garda